
Anche quest’anno il festival di Sanremo riparte puntuale, come mai potrebbe accadere ai trasporti pubblici. L’immenso carrozzone riapre i battenti e tenta in qualche modo di proporre i gusti degli italiani in fatto di musica. I nomi ci sono proprio tutti: dalla categoria
Guarda chi c’è, a
Toh, chi si rivede, a
Ancora tu? a
Stasera mi butto, per non scontentare proprio nessuno. Per risollevarne gli ascolti e tentare di dare un senso ai soldi spesi, il gran cerimoniere designato è Bonolis, artefice nel 2005 di una delle edizioni del festival più apprezzate. Televisivamente parlando, ovvio.
La grande sorpresa stavolta è per me rappresentata dagli Afterhours, ovvio anche in questo caso. La notizia mi aveva in qualche modo turbato, seguo Mr. Agnelli da sempre e conosco la sua intransigenza a certe vetrine, a certi modi di seguire la musica, a ergersi alfiere contro l’effetto karaoke causato dalle proprie opere di ingegno. E’ vero che in questo modo il gruppo avrà su di sé ennemila riflettori puntati, come raramente è successo nel corso di una carriera più che ventennale, e l’Italia intera scoprirà l'esistenza di un gruppo chiamato Afterhours, che propone canzoni notevoli ma distanti dallo sculettante mondo pop che costantemente ci viene propinato. In sostanza, la scena musicale italiana potrebbe davvero godere di notevoli nuove luci della ribalta, grazie all’intervento degli After. Certo, cosa andranno a presentare è fondamentale, il rischio è di non essere compresi oppure di non risultare più genuini da parti di chi li segue da tempo, o, mefistofelicamente, lanciare una canzone da heavy rotation nelle discoteche più in dello Stivale.
Superati però questi drammatici ostacoli, la scommessa è davvero notevole: il nome degli Afterhours può davvero risultare un traino e un gancio per far conoscere ad un pubblico spesso distratto che in Italia ci sono musicisti capaci e di grande talento completamente ignorati dai più. Sul palco Agnelli e i suoi, domani proporranno “il paese è reale”, brano che dà il titolo alla compilation voluta e prodotta dalla band stessa: 19 artisti della scena alternativa italiana con altrettante tracce inedite, Paolo Benvegnù, Calibro 35, Marco Parente, Marta Sui Tubi.. una vera e propria novità nel nostro polveroso panorama musicale, nomi lontani dall’airplay radiofonico ma vero e proprio punto di riferimento per la piccola, ma operativa, comunità italica attenta alla musica. Sul palco dell’Ariston invece, probabilmente svanito l’effetto Sanremo, molti nomi verranno irrimediabilmente dimenticati dalle nuove sfavillanti scoperte che la discografia vomita incessantemente nella speranza di vendere qualcosa, ma l’idea di farsi bandiera della propria provenienza underground e di lanciare una compilation lontana anni luce dalle logiche di mercato è, almeno ai punti, una scommessa vinta.